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Maglieria
e abbigliamento
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L'origine
del settore maglieria-abbigliamento modenese può essere fatta
risalire all'immediato dopoguerra, come evoluzione di un preesistente
nucleo artigianale specializzato nella lavorazione del truciolo.
L'affermazione, sia sul mercato italiano che su quelli internazionali,
si è verificata comunque intorno alla seconda metà
degli anni '60, quando, in un periodo di forte crescita della domanda
proveniente dai mercati europei, l'industria modenese riuscì
a sfruttare le capacità concorrenziali del proprio modello
organizzativo di tipo distrettuale.
Le attività produttive risultano concentrate soprattutto
nel distretto di Carpi, un'area in precedenza prevalentemente agricola,
costituita da 5 comuni: Carpi, Cavezzo, Concordia, Novi di Modena
e San Possidonio (complessivamente in questa zona si concentra circa
il 55% degli addetti ed il 58% delle imprese del tessile abbigliamento
della provincia). La caratteristica di questo distretto, le cui
produzioni vanno dalla maglieria alla camiceria alle confezioni,
è l'estrema diffusione sul territorio delle attività
produttive. Questa diffusione rappresenta il risultato di un forte
processo di decentramento, in cui, attorno alle aziende che progettano
e commercializzano i capi finiti, ruotano numerose piccole imprese
terziste alle quali sono affidate parte delle fasi lavorative.
Negli ultimi anni, il settore è stato interessato da una
serie di profonde trasformazioni dovute soprattutto allo spostamento
della domanda verso i prodotti di maggior pregio e all'aumento della
pressione concorrenziale delle produzioni provenienti dai paesi
in via di sviluppo.
Di fronte a questo nuovo contesto competitivo, molti produttori
hanno reagito realizzando un passaggio dalla fascia di mercato tradizionale,
basata sui volumi di produzione, alla fascia di mercato di livello
medio alto, incentrata, invece, sulla qualità dei prodotti.
Altre imprese, invece, hanno iniziato ad accrescere il ricorso a
subfornitori localizzati fuori dall'area modenese, orientando i
propri ordini prevalentemente verso il sud Italia ed alcuni paesi
esteri a basso costo della manodopera. Questa evoluzione ha determinato
una forte selezione tra le imprese e i subfornitori.
L'interscambio con i subfornitori locali si è evoluto attraverso
un forte processo di "up-grading" qualitativo dei prodotti
erogati dalle imprese subfornitrici a forte specificità e
attraverso la concentrazione di alcune medie imprese dell'abbigliamento
nelle produzioni più flessibili (produzioni in pronto moda,
flash di aggiornamento delle confezioni, ecc.).
Indagini recenti, infatti, stimano che negli ultimi anni le produzioni
rimaste in provincia si siano stabilizzate intorno al 40% del totale,
mentre tendono a flettere soprattutto le lavorazioni affidate alle
regioni al di fuori dell'Emilia Romagna, in favore dei paesi in
via di sviluppo.
Questa doppia soluzione di delocalizzazione internazionale e di
salvaguardia dell'interscambio con i subfornitori locali, ha consentito
un notevole ampliamento della gamma produttiva che è ormai,
sia nella maglieria (62% del totale prodotto dal settore) che nel
vestiario, prevalentemente orientata al segmento donna.
Il fattore qualità e rapidità nel-l'evoluzione della
moda rende oggi di nuovo importante la vicinanza fisica tra committente
e fornitore, riducendo i costi della transazione e garantendo flessibilità
e qualità della filiera. Si sono ormai sviluppati alcuni
importanti marchi che stanno conquistando segmenti moda nell'ambito
della maglieria, del vestiario donna e del-l'abbigliamento sportivo.
Nella provincia di Modena, si contano 3.700 imprese, di cui circa
2.000 (ossia il 54%) specializzate nella maglieria e tessuti e 1.500
(poco più del 40%) nell'abbigliamento. Complessivamente l'occupazione
raggiunge i 20.000 addetti, mentre il fatturato si attesta intorno
ai 2,4 miliardi di Euro, di cui il 33% circa ottenuto dalle esportazioni.
Con il 64% del totale, la principale area di destinazione dei prodotti
del sistema moda modenese è l'Unione Europea, nell'ambito
della quale (soprattutto per la maglieria) un posto di rilievo è
occupato dalla Germania; seguono, quindi, i paesi asiatici ed il
Nord America (rispettivamente con quote dell'11% e del 6%).
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