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Le
prime notizie di insediamenti umani nell'area modenese risalgono
al Paleolitico (all'incirca 10.000 anni fa), come testimoniano i
numerosi ritrovamenti conservati presso il Museo Civico di Modena.
I segni di una prima consistente civilizzazione sono comunque da
riferire alla presenza degli Etruschi, che fra il VI e il IV secolo
a.C. fondarono nella Pianura Padana dodici città, fra cui
appunto Modena. Mutina, l'antico nome latino della città,
sembra derivare da Mut, termine etrusco che stava ad indicare un
piccolo rialzo del terreno. Altri studiosi fanno invece risalire
l'origine del nome della città al termine celtico Mouden,
dal significato molto simile a quello etrusco, che pure fa riferimento
alla posizione della città ai piedi delle colline.
Successivamente alla presenza etrusca, furono infatti i Celti ad
insediarsi nel territorio. Vinti questi dai Romani, Modena divenne
nel 183 a.C. colonia romana. Con la costruzione della Via Emilia
(187 a. C.), che collegava Rimini a Piacenza per una lunghezza di
255 km, la città divenne un tramite fondamentale per i commerci
fra Roma e le regioni settentrionali dell'impero.
A quel tempo Modena poteva inoltre contare su una fitta rete di
canali navigabili collegati al Po (e di cui resta ancora traccia
nei nomi di alcune strade cittadine).
Tali condizioni determinarono una forte crescita demografica e urbanistica
di tutta l'area. In questo periodo furono costruiti una possente
cinta muraria e numerosi palazzi ed edifici sacri. Nessun edificio
o monumento d'epoca romana è però giunto fino a noi,
ma, a testimonianza dell'antica grandezza, è conservata presso
il Museo Lapidario Estense una ricchissima collezione di resti monumentali,
sarcofagi, cippi e lapidi.
Dopo la caduta dell'Impero Romano il territorio dovette subire le
invasioni dalle popolazioni barbare del Nord Europa. In quel tempo,
fra il V e il IX secolo, Modena conobbe un periodo di grande decadenza.
Le devastazioni causate dagli invasori e la violenza di piogge e
inondazioni cancellarono quasi completamente le ricche vestigia
del passato. Soltanto a partire dalla fine del IX secolo prese avvio
il processo di ricostruzione che durò più di duecento
anni.
Intorno all'anno 1000 le terre furono bonificate e città
e villaggi vennero fortificati. Rifiorirono i commerci e le arti.
Ed è a questo periodo che va fatta risalire la costruzione
di alcuni dei più notevoli gioielli dell'architettura romanica.
Nel 1099 iniziò infatti la costruzione della Cattedrale (o
Duomo), dedicata a San Geminiano, protettore della città.
Questo edificio sacro, dichiarato dallUnesco Patrimonio Mondiale
dellUmanità, assieme a Piazza Grande e alla Ghirlandina,
è da considerarsi una delle espressioni più alte dell'arte
romanica in Europa. Il progetto architettonico e la direzione dei
lavori furono affidate all'architetto Lanfranco, coadiuvato per
la decorazione plastica dallo scultore Wiligelmo e successivamente
dai Maestri Campionesi.
La splendida facciata marmorea della Cattedrale è arricchita
dai bassorilievi ispirati alla Genesi, opera del Wiligelmo, al quale
si deve anche la porta centrale, detta Pontificia, e il protiro
sorretto da due leoni stilofori di epoca romana.
Il superbo rosone fu invece realizzato nel XIII secolo da Anselmo
da Campione, della dinastia dei Campionesi, valentissimi scultori
subentrati nel 1167 alle maestranze del Lanfranco e del Wiligelmo.
Nell'interno, a tre navate, spiccano il presbiterio, che si eleva
sulla cripta in cui sono conservate le spoglie di San Geminiano
e, ancora ad opera dei Maestri Campionesi, il pontile finemente
istoriato, l'ambone e il pulpito.
Il Duomo fu consacrato nel 1184 da papa Lucio III.
Allo
stesso periodo va fatta risalire anche la costruzione della torre
Ghirlandina, divenuta presto simbolo della città di Modena,
che si innalza per 88 metri a fianco del Duomo. Progettata anch'essa
dal Lanfranco e portata a termine dai Maestri Campionesi, in essa
convivono armoniosamente due stili architettonici: la parte a base
quadrata, coeva del Duomo, segue i canoni architettonici romanici,
mentre la parte superiore, a base ottagonale, e la piramide terminale,
iniziate nel 1261 per mano dei Campionesi, risentono già
del gusto gotico. All'interno della Ghirlandina è conservata
una copia della famosa "Secchia" (l'originale si trova
in Municipio), trofeo di guerra asportato dalla città di
Bologna nel 1325 dopo la vittoriosa battaglia di Zappolino, che
servì da spunto allo scrittore modenese Alessandro Tassoni
per il suo celebre poema eroicomico "La secchia rapita".
Nel territorio provinciale resta poi da ricordare almeno un'altra
straordinaria testimonianza di architettura roma-nica, l'Abbazia
di San Silvestro a Nonantola (10 km da Modena). Fondata nel 752
venne più volte distrutta e ricostruita. L'ultima ricostruzione,
in stile romanico, fu iniziata dopo il terremoto del 1117 ed è
stata riportata alla luce da restauri condotti negli anni 1914 e
1917. Di particolare bellezza è la cripta, con le 64 colonnine
complete di capitello che reggono le volte a crociera, mentre della
scuola del Wiligelmo sono i pregevoli bassorilievi della facciata.
Nell'ambito dell'Abbazia sono l'Archivio Abbaziale, con un patrimonio
documentale di altissimo valore (fra i più importanti d'Europa)
che comprende pergamene e diplomi a firma di Carlo Magno, Ottone
I, Matilde di Canossa, Federico Barbarossa, e il Tesoro, costituito
da una serie di oggetti liturgici fra i quali la Stauroteca (reliquiario
della Santa Croce in argento e oro del sec XI) e l'Evangelario di
Matilde di Canossa (sec. XIII).
Nel corso del Medioevo Modena sperimentò diverse forme di
governo, dalla potestà della contessa Matilde di Canossa
(1076 - 1115) all' autonomia comunale (1126 1288), dalla
repubblica autonoma (1306 1307) al potere della famiglia
Bonacolsi (1311 1328).
Intanto la città cresceva e arricchiva il suo aspetto urbanistico.
Nel 1188 fu costruita una nuova cinta muraria. Del 1194 è
il corpo più antico del Palazzo Comunale e l'annessa Torre
Civica di cui oggi rimangono solo i resti. Il Palazzo Comunale,
situato nella Piazza Grande alle spalle del Duomo, è un edificio
molto articolato, le cui parti furono costruite in epoche assai
diverse.
Al suo interno una loggia cinquecentesca introduce nelle sale più
significative del palazzo, ricche di arazzi e dipinti dei maggiori
artisti modenesi, fra cui Bartolomeo Schedoni e Niccolò dell'Abate.
Nel corso del Duecento furono anche erette le chiese di S. Francesco,
S. Agostino e S. Domenico.
Nel 1289 l'asprezza delle lotte intestine per il potere fra le famiglie
nobiliari modenesi spinse alcune di queste ad offrire la guida della
città ad Obizzo d'Este, signore di Ferrara. Questa fu la
prima apparizione al potere degli Estensi nel territorio modenese,
presto interrotta però dall'insurrezione repubblicana del
1306 che cacciò Obizzo dalla città. Dal 1336, anno
in cui il potere ritornò definitivamente in mano agli Estensi,
la storia della città e dei suoi possedimenti si confonde
con quella della signoria ferrarese. Ancora per parecchio tempo
però Modena dovette vivere all'ombra dello splendore della
corte di Ferrara. Testimonianze del tempo descrivono ancora la città
come un groviglio di strade strette e maleodoranti. Terremoti e
epidemie flagellavano la popolazione. Ed in effetti poche furono
in questo periodo le opere urbanistiche di qualche rilievo.
E' solo a partire dalla metà del '400 che Modena incomincia
la sua rinascita. Per opera di Borso d'Este, salito al potere nel
1450, Ferrara divenne uno dei più importanti centri della
cultura e dell'arte rinascimentali in Italia. Di riflesso, anche
Modena potè godere dei privilegi di tale splendore. Al nome
di Borso d'Este è legata la realizzazione della preziosa
Bibbia miniata, conservata alla Biblioteca Estense di Modena.
Verso la fine del '400 iniziò poi la costruzione della chiesa
di S. Pietro, unico vero gioiello dell'arte rinascimentale in Modena.
Il progetto è opera dell'archi-tetto Pietro Barabani da Carpi,
che si ispirò alle opere del grande artefice della struttura
urbanistica di Ferrara, l'architetto Biagio Rossetti. Caratteristica
dell'edificio è l'uso del cotto sia come materiale costruttivo
che come elemento decorativo.
Del 1481 è l'innalzamento della Torre dell'orologio, facente
parte del complesso del Palazzo Comunale, la cui costruzione originale
risaliva al 1262. Vi fu collocato un nuovo orologio e nel 1508 fu
poi completata con la costruzione della cupola ottagonale progettata
da Bartolomeo Bonascia.
D'epoca rinascimentale è anche la risistemazione di una delle
più belle e mo-numentali piazze d'Italia, Piazza Borgogioioso
di Carpi (ora Piazza Martiri). Carpi, che dista circa 15 km da Modena,
era allora governata dalla nobile famiglia dei Pio. La piazza, una
delle più grandi d'Italia, misura 276 metri in lunghezza
e 56 metri in larghezza. Fu trasformata per volontà di Alberto
III Pio sul finire del 1500.
La sua superficie venne selciata in sasso di fiume e notevoli interventi
modificarono gli edifici che ne delimitavano il perimetro. Il Castello,
che sorge su basi risalenti al X secolo, deve la sua attuale forma
proprio alla volontà di Alberto III Pio, che vi fece costruire
il nuovo scalone d'onore e il cortile con 28 colonne marmoree. A
Nord la Piazza è chiusa dal Duomo. I lavori di costruzione
cominciarono nel 1514 e furono terminati soltanto nel 1767. Il progetto
è del Peruzzi.
Evidente è l'influenza del modello bramantesco della cattedrale
di S. Pietro in Roma. A fianco del Castello sorge poi il Teatro,
costruito in epoca molto più recente (metà XIX secolo),
su disegno del carpigiano Claudio Rossi.
Il 1598 fu anno fondamentale per la storia di Modena. 
L'anno precedente Alfonso II d'Este era morto senza lasciare eredi
e, secondo una clausola stipulata nel 1501, qualora si fosse estinta
la discendenza diretta degli Estensi, Ferrara sarebbe passata sotto
il dominio dello Stato della Chiesa. Così il successore di
Alfonso, suo cugino Cesare d'Este, dovette lasciare Ferrara e cercare
una nuova capitale per il Ducato. La scelta cadde su Modena, che
divenne così capitale dello stato estense e lo rimase, salvo
brevi intervalli, fino all'unificazione dello stato italiano avvenuta
nel 1860.
All'arrivo del nuovo signore Modena stava vivendo uno dei periodi
più duri della sua storia. Una spaventosa carestia stava
decimando la popolazione ormai da parecchi anni. In più la
permanenza della rete di canali a cielo aperto provocava epidemie
di ogni tipo, che culminarono nella terribile peste del 1630, che
uccise circa il 40% della popolazione (al censimento del 1581 risultava
essere di 18.000 abitanti).
Questi episodi risolsero i regnanti a metter mano alla struttura
urbanistica della città.
Nel corso del XVII secolo furono coperti quasi tutti i canali e
la crescita edilizia ritrovò rinnovato vigore. In particolare,
sotto il regno di Francesco I d'Este, Modena si vide abbellita di
alcuni dei suoi edifici più preziosi.
Francesco
I fece venire da Roma l'architetto barocco Bartolomeo Avanzini,
a cui commissionò il nuovo palazzo di corte e la residenza
estiva di Sassuolo.
I lavori di costruzione del nuovo Palazzo Ducale, attuale sede dell'Accademia
Militare, ebbero inizio nel 1635. Al progetto iniziale dell'Avanzini
sembra abbiano contribuito, nel corso dei lavori, anche i maestri
dell'architettura barocca Francesco Borromini, Gian Lorenzo Bernini
e Pietro da Cortona.
Il palazzo presenta un aspetto elegante anche se imponente, con
una lunga facciata a tre piani sormontata da una balaustra in marmo
ricca di statue raffiguranti virtù e personaggi mitologici.
Tre possenti torrioni ne suddividono i due corpi di fabbrica.
Quello centrale è il più elevato ed architettonicamente
il più complesso. Sul margine superiore di esso fu inserito
nel 1756 il grande orologio ancora oggi in funzione. Le statue ai
lati del portone centrale, raffiguranti Ercole e il console Emilio
Lepido, risalgono al 1560 e sono opera del reggiano Prospero Spani
detto il Clemente. Furono donate al duca Rinaldo d'Este nel 1724.
La facciata orientale, invece, di gusto neoclassico, fu portata
a termine nel 1819 dall'architetto Gusmano Soli.
All'interno il Palazzo presenta elementi architettonici di grande
valore e bellezza, fra cui non si può non ricordare lo splendido
cortile d'onore, circondato dall'elegante loggiato a due piani,
e l'imponente scalone d'onore, arricchito da numerose statue romane
provenienti da Villa Este di Tivoli. 
Come si è detto l'Avanzini operò anche in provincia,
progettando la residenza estiva dei duchi. Risultato ne fu lo splendido
Palazzo Ducale di Sassuolo (18 km da Modena), certamente da considerarsi
come uno dei momenti più alti nell'arte del primo Seicento
in Emilia. In particolare, le sale interne, opera di una équipe
di grandi maestri quali, fra gli altri, il Boulanger, il Colonna,
il Mitelli e il Cittadini, sono un trionfo di effetti scenografici,
affreschi e decorazioni che rimandano all'olimpo divino. Da ricordare
poi lo straordinario vascone (la Peschiera detta anche Fontanazzo)
posto a fianco del palazzo, e costruito come una grande rovina raffigurante
il Teatro delle Fontane.
Questa spinta al rinnovamento urbanistico fu però di breve
durata. Il problema è probabilmente da ricercarsi nel fatto
che i nobili modenesi, a quel tempo, preferivano vivere nelle residenze
di campagna, essendo i possedimenti terrieri e il loro sfruttamento
la principale fonte di reddito. Perciò in città l'edilizia
civile non poteva che permanere in una situazione di ristagno. Poche
furono dunque nel Seicento le costruzioni ad uso privato: ricordiamo
fra gli altri Palazzo Molza, attuale sede della Camera di Commercio
di Modena e Palazzo Boschetti.
E' invece nel corso del secolo successivo che il volto urbanistico
di Modena subisce un radicale mutamento, soprattutto
per volontà del duca Francesco III, salito al potere nel
1737, e del figlio Ercole III suo successore.
E' nel XVIII secolo che Modena assume i tratti urbanistici che in
pratica ancora oggi la contraddistinguono, con la caratteristica
armonia fra differenti stili architettonici. Molti nuovi edifici
furono eretti, molti altri abbelliti. Interi quartieri e strade
vennero smantellati e ricostruiti secondo un nuovo piano regolatore
che tenesse conto delle esigenze funzionali ed estetiche della capitale
di un Ducato.
Si devono a questo periodo l'ampliamento della via Emilia e di altre
importanti strade del centro, e la costruzione di alcuni dei più
importanti palazzi della città: Palazzo dei Musei, Ospedale
Vecchio, Palazzo dell'Università, Palazzo delle Belle Arti.
A proposito di Francesco III d'Este, bisogna ricordare che oltre
che munifico costruttore fu anche protagonista di uno degli episodi
più sciagurati nella storia del collezionismo di opere d'arte.
Nel 1746, sommerso dai debiti, il duca vendette 100 fra i più
bei dipinti della collezione d'arte estense all'Elettore di Sassonia.
Uscirono così da Modena e dall'Italia capolavori inestimabili
di artisti quali Tiziano, Caravaggio, Annibale Carracci, Correggio,
Raffaello, Giorgione e molti altri.
La
collezione estense, allora conservata nel Palazzo Ducale, nasceva
da un nucleo di dipinti originariamente formatosi alla corte di
Ferrara e trasferito poi in parte nella nuova Capitale. La collezione
venne poi incrementata in misura diversa dai vari regnanti e in
particolare da Francesco I, grande appassionato ed estimatore d'arte.
Dopo l'episodio della "vendita di Dresda", Francesco III,
quasi a farsi perdonare, nel 1761 aprì al pubblico la Galleria
Estense. La raccolta, nel corso dei decenni successivi, crebbe attraverso
nuove acquisizioni e donazioni, anche se ebbe ancora a sopportare
dolorose perdite, soprattutto in epoca napoleonica. Dal 1884 questa
collezione di dipinti, sculture e oggetti, da considerarsi una delle
più importanti d'Italia, ha trovato sede nel Palazzo dei
Musei.
Nel Settecento si consolida anche la tradizione, nata nel secolo
precedente fra le famiglie nobiliari, di costruire sontuose residenze
estive nelle campagne circostanti la città. Molto diverse
per stile architettonico esse presentano però alcuni punti
in comune. Molto spesso sono infatti precedute da un viale costeggiato
da filari di pioppi cipressini che ne inquadra la facciata e le
rende visibili in lontananza. Frequente è anche la presenza
delle altane, chiuse o loggiate, eredità delle torri di avvistamento
medievali. Fra le tante vale la pena ricordare, oltre alle scomparse
residenze estensi di Bellaria e di Pentetorri, Villa Messerotti-Benvenuti
a Villanova, Villa delle Rose ad Albareto, Villa Cesi a Ponte di
Navicello, Villa Sorra vicino Nonantola, Villa Agazzotti a Marzaglia,
ma l'elenco potrebbe essere molto più lungo. Fra XVIII e
XIX secolo Modena conobbe una lunga serie di rivolgimenti politici.
L'entusiasmo che fece seguito ai moti rivoluzionari francesi e la
discesa in Italia di Napoleone Bonaparte, misero in fuga il sovrano
Ercole III d'Este. Sotto l'egida francese, la città entrò
così a far parte con Bologna, Ferrara e Reggio, della Repubblica
Cispadana (a cui si deve fra l'altro la nascita del vessillo tricolore
diventato poi bandiera dello stato italiano).
Ben presto però lo strapotere del generale francese fece
sfumare l'illusione di una autonomia politica per la città.
Dopo il 1814 l'Austria poi restaurò sul territorio modenese
il potere degli Estensi (nel ramo degli Asburgo-Lorena), nella persona
del duca Francesco IV. Vennero così ristabiliti i vecchi
istituti ducali e abolite le leggi repubblicane.
Le nuove idee di autonomia rimanevano però sempre vive fra
la popolazione civile. E' del 1831 l'insurrezione antiaustriaca
soffocata da Francesco IV, che mandò al patibolo il patriota
modenese Ciro Menotti. In ricordo di questo episodio resta il monumento
a Menotti posto nel 1879 sulla piazza antistante il Palazzo Ducale
(ora Piazza Roma).
Per quanto riguarda l'aspetto urbanistico della città, è
di questi anni un progetto di risanamento volto a migliorare le
condizioni igienico-sanitarie, ancora molto precarie, della maggioranza
dei quartieri e degli edifici.
Sotto la reggenza austro-estense l'architettura risente dell'influenza
dello stile neoclassico. I caratteri di questo stile aulico sono
visibili soprattutto nel Teatro Comunale, nel Foro Boario (entrambi
opera dell'ar-chitetto Francesco Vandelli) e nel Palazzo Sandonnini
(ex sede della Questura). Dopo l'unificazione del Regno d'Italia
del 1860, Modena si ritrovò non più capitale di un
ducato ma semplice città di provincia di un regno. Da quel
momento l'attività edilizia assunse connotazioni soprattutto
di carattere funzionale e residenziale. 
La popolazione della città passò dai 35.000 abitanti
del 1861 ai 67.000 del 1901.
A cavallo dei due secoli furono definitivamente abbattute le mura
della città, sostituite da ampi viali alberati. Interi isolati
furono demoliti per far posto a nuove piazze, come Piazza Mazzini
e Piazza XX Settembre.
Fra Ottocento e Novecento fu ridefinito anche l'aspetto di Largo
Garibaldi, il grande piazzale che collega il centro storico al resto
della città: del 1886 è la costruzione, sul lato Nord,
del Teatro Storchi su progetto di Vincenzo Maestri, e del 1938 è
la centrale Fontana dei Due Fiumi, opera del modenese Giuseppe Graziosi,
che simboleggia i due fiumi che circondano la città, cioè
Secchia e Panaro.
In Piazzale Bruni fu eretto negli anni Venti il Tempio Monumentale,
in ricordo dei caduti della I Guerra Mondiale. Questo edificio sacro
dall'imponente mole (53 metri d'altezza) fu realizzato su progetto
di Domenico Barbanti.
La II Guerra Mondiale provocò danni notevoli a parecchi edifici
storici della città. Nel 1944 un bombardamento danneggiò
alcune parti del Duomo, ricostruite poi nei primi anni del dopoguerra.
Stessa sorte subirono anche la Chiesa dei Servi e il Palazzo S.
Chiara, che risaliva ai primi decenni dell'Ottocento. Questo palazzo
è stato recentemente acquistato dal Comune e ristrutturato
dall'architetto bolognese Pier Luigi Cervellati.
Negli ultimi cinquant'anni Modena e la sua provincia sono state
protagoniste di una grande espansione sia demografica che urbanistica.
Da importante zona industriale e agricola quale è, l'intera
provincia ha visto affluire sul suo territorio diverse ondate di
immigrazione: la prima, negli anni Cinquanta e Sessanta, proveniente
dal Sud Italia; la seconda, negli anni più recenti, proveniente
dal Terzo Mondo.
L'edilizia industriale ha vissuto momenti di grande fervore, così
come in città questi fattori hanno favorito la crescita di
vasti quartieri residenziali, sviluppatisi dal centro verso la periferia.
Ma questa crescita non ha modificato le caratteristiche di vivibilità
di Modena, dove il verde pubblico e le aree attrezzate raggiungono
valori per abitante fra i più alti d'Italia.
Negli ultimi due decenni è stata dedicata grande attenzione,
a Modena come nei centri della provincia, al recupero degli edifici
e dei centri storici, con ristrutturazioni e restauri effettuati
sempre nel più rigoroso rispetto delle architetture originali.
Per citare uno degli ultimi casi a Sassuolo, la Palazzina della
Casiglia, una volta casa di campagna del Duca dEste, è
stata sottoposta da Gae Aulenti ad un minuzioso lavoro di restauro
e trasformata in sede dellAssociazione nazionale dei produttori
di piastrelle di ceramica e di refrattari (Assopiastrelle).
Si segnalano anche opere di architettura moderna di rilievo: ad
esempio, il Cimitero di San Cataldo, progettato da Aldo Rossi, è
già entrato, a pochi anni dalla sua costruzione, nei più
prestigiosi testi di architettura.
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